
“La Nazione italiana ha il diritto di essere governata nella pienezza dei poteri costituzionali. Qualunque tentativo di logoramento del governo del Paese rischia di provocare danni enormi al diritto al futuro del nostro popolo con conseguenze devastanti per l’economia, a partire dal lavoro e dai diritti sociali”.
Lo afferma una nota dell’ufficio politico de La Destra, riunito oggi alla luce della discussione politica aperta dalla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale.
“La Destra, formazione politica esclusa dal Parlamento da una legge elettorale che penalizza il diritto alla rappresentanza, continua a ritenere che comunque nessuno può mettere in discussione il principio costituzionale che la sovranità appartiene al popolo e che occorre mettere al bando ogni velleità di chiusura dell’esperienza del governo scelto dagli italiani con soluzioni di Palazzo, che finirebbero per incrinare definitivamente il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Al presidente del Consiglio rivolgiamo lealmente l’invito a contrastare il disegno egemonico di una sinistra che non si è rassegnata alla sconfitta elettorale del 2008, assieme alla richiesta di considerare prudentemente il ruolo del Capo dello Stato, la cui funzione di garanzia va preservata contro ogni tentativo di strumentalizzazione da parte della sinistra e gli attacchi del partito dell’onorevole Di Pietro.
Il pericolo che oggi corre la democrazia è quello di inquinare il responso delle urne che, pur in una situazione di odiosa discriminazione riservata alla nostra formazione politica, deve lasciare da parte ogni rancore per puntare a un cambiamento reale della società e delle istituzioni che l’alleanza presieduta dall’onorevole Berlusconi non è ancora riuscita a garantire per le contraddizioni registrate al suo interno in questi primi diciotto mesi di governo.
Se la sinistra pensa di sovvertire la volontà popolare per altra via, avvertiamo il dovere di non restare indifferenti a partire dalle prossime elezioni regionali.
Sta al Pdl comprendere, a sua volta, che va posta fine alla stagione delle rese dei conti ad uso interno e aprirsi ad una prospettiva di rinnovamento che tenga conto anche delle istanze sociali di quel popolo di destra che ha rifiutato di ancorarsi a disegni di annessione. Autonomia e democrazia sono valori che possono ancora conciliarsi”.





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